lunedì 10 ottobre 2011

Guardigli e la musica del verso.

Qualcuno, un poeta dialettale mi ricordo, mi trovò banale quando gli dissi che per me andare a capo era solo una questione di respiro. Probabilmente aveva ragione.
C'è un motivo per cui ho adoperato l'immagine del respiro. Quando mi sono accorto che perdevo tempo col mettere alla prova la mia capacità di scrivere un romanzo mi dissi che per farlo occorreva un respiro più lungo del mio. Il respiro cioè di chi sa o può concludere un pensiero dopo una fila ininterrotta di righe che si sono distese interamente per disegnarne corpo e arti. Ma non posso dire che scrivo in versi perché non ho il respiro lungo della prosa!
Scrivo in versi per un altro motivo. Per quel motivo che Guardigli mi ha convinto a fare mio nonostante la mia riluttanza. La poesia ha un ritmo, una musicalità proprie, diceva. Quando hai il tuo ritmo in testa vai a capo in automatico. Il tuo verso libero non ha un metro fisso, trovare il tuo ritmo di volta in volta non sarà facile.
Non è questione di respiro lungo o corto. Ma ho sempre un ritmo in testa cha devo rispettare. E' quello che detta la lunghezza del verso.
N. risolve la questione parlando di tonalità, di tono del dire. Ma credo sia la stessa cosa.

Il campo protegge non offre impunità.
La cantina apre a sera non un ubriaco.
Mai visto donne.
Il campo protegge e dimidia.
Qui lavoro manuale e servile garantiscono
vite solitarie.
Dopo la pioggia sui sentieri compaiono
vermi, vesciche gonfie spurgate
dalla terra.

***

A volte la memoria non seleziona, forse sempre.
Te ne accorgi quando richiama lo sgradito, il turpe.
Così l'inconscio quando accende i sogni.
Ti chiedi dove ha trovato quella materia.
Pensi che sia sentina, vive invece con te
nella rete invisibile del presente.


Non mi sembrano da modificare. Mantengono il ritmo. Devo stare attento a non esagerare con il tema della memoria, rischio un po' di compiacimento. Il tema è necessario ma non può essere ripreso ad ogni passo.

***

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