lunedì 4 marzo 2013

Aristofane e Lisistrata, poesia e patriarcato.



Rileggo Aristofane e resto ancora sorpreso dall'ennesima prova di quanto la nostra cultura non sia altro che un'articolazione di quella greca classica. Rischio la banalità, lo so. Da mettere sul conto della mia ignoranza. Lisistrata in una lettura moderna ma non convincente è stata reinterpretata come protofemminista. Ma Aristofane non potrebbe essere più lontano da simili prospettive. E non perché invece è maschilista (e neanche perché, più verosimilmente, fosse misogino, che in certi casi è pure da capire) ma perché al contrario è portatore assolutamente organico del patriarcato: che proietta fino a noi la codificazione irrigidita dei ruoli tra maschio e femmina, cosa che a sua volta genera i fondamentalismi (il possesso e la violenza legalizzati sul corpo delle donne) e in tempi favorevoli genera l'emancipazionismo che di per sé non modifica la sostanza del patriarcato, anzi lo rinforza, come la liberazione degli schiavi neri rinforza il sistema della fabbrica industriale.
Insomma nel quinto secolo a.c. (Lisistrata viene rappresentata per la prima volta nel 411, duemilaquattrocento anni fa!) il patriarcato è già al suo top nella società greca tanto che un  sistema culturale che lo riflette può esprimersi al massimo grado nel teatro. Insomma lì nella commedia di Aristofane i ruoli sono così vivi che ormai nessuno mette in dubbio che siano 'naturali', nessuno sa più che sono nati da una ipotesi di lavoro resa necessaria per la sopravvivenza di un ordine sociale. Così l'uomo è in sostanza un guerriero e la donna è una casalinga che ama i buoni sentimenti e la pace.
Lisistrata occupa l'acropoli con le donne ateniesi e spartane e le invita a sacrificare il proprio desiderio sessuale sottraendosi all'intimità con i propri uomini: costoro per riottenerla saranno più disposti a concedere quanto sta a cuore a Lisistrata, cioè la dichiarazione di pace tra ateniesi e spartani (siamo in piena guerra del Peloponneso). Già per se stessa l’idea della donna portatrice irenica di pace e dolcezza è una delle mitizzazioni maschili più note. Ma mi interessa rilevare altro nella commedia.
L’iniziativa femminile, che può essere scambiata per femminismo, è qui certamente assunzione consapevole di una soggettività anche forte, ma tutta interna al patriarcato.
Una soggettività che fa anche vincere qualche battaglia nella storia del rapporto tra i sessi.
A guidare la commedia sulla scena del teatro è un uomo col suo immaginario erotico prettamente maschile. Dal quale si deduce appunto l'organicità al patriarcato di Aristofane.
Anzitutto suggerisce che, prima che altrove, lo stimolo sessuale non può che trovare appagamento dentro la vagina. Almeno ufficialmente. Altre vie non sono dignitose, anche se poi, per non scontentare nessuno, Aristofane mette in bocca a Lisistrata l’invito ai maschi di servirsi all’occorrenza delle mani! Ma, e questo è ancor più significativo, Lisistrata appare convinta che in generale anche le donne concentrino esclusivamente il proprio piacere sessuale nella stimolazione della vagina: quando proprio non ce la faranno più le sue compagne nella lotta impegnate nell’astinenza potranno servirsi per consolarsi di uno di quei falli di cuoio che artigiani di Mileto hanno messo sul mercato!
Ma non basta. In una delle scene finali gli uomini si presentano alle trattative pubbliche con le donne con i falli in erezione per dimostrare che il loro appetito sessuale senza le donne non poteva essere soddisfatto. E questo non può che creare rischi per l’ordine familiare e sociale di cui la donna, con il suo lavoro di ‘cura’ domestico e ad personam è altamente responsabile. Di fronte alle donne e agli altri maschi presenti nella stessa scena e davanti al pubblico in platea, l'uomo vero non può che avere nel suo fallo desiderante la vagina l’argomento più convincente.
Ma non basta ancora. Nella commedia si dice delle donne che vestono baby doll, hanno una quantità incredibile di scarpe, si truccano e profumano e amano l'uomo profumato e coi peli nel didietro: Aristofane quasi senza accorgersene sollecita all'accettazione di un immaginario erotico che anzitutto è maschile e non femminile e lo spaccia per naturale e al quale come tale la donna deve uniformarsi. Lisistrata è una donna messa in scena da un maschio, portatore di un patriarcato mite, non fondamentalista. Un patriarcato non fondamentalista ma sempre ordine 'naturale' del mondo.

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