martedì 26 giugno 2012

Il gorgo di cui parlavo recentemente si è sciolto e la quarta e ultima parte è terminata.
La quinta, l'epilogo, consta di un'unica strofa.


La fuga di Claudio

Il campo a Nord protegge non offre impunità.
La cantina apre a sera, senza donne, senza ubriachi.
Il campo protegge e dimidia.
Qui lavoro manuale e servile garantiscono
vite solitarie. Dopo la pioggia sui sentieri
compaiono vermi, vesciche gonfie spurgate
dalla terra.


La memoria richiama persino odori, rumori
ma il labirinto si completa solo se il presente
le presta un senso, come quando viene giù l’acqua
a cascata tra le felci e si deposita a valle in bacini
di pietra e lì è la gravità che spiega caduta, percorso
e quanto l’acqua ha trascinato con sé.


Sbarazziamoci dell'autunno affrontiamo
l'inverno, dice Dieter, la giustizia non viene da Est,
nemmeno da Ovest gli fa eco Claudio.
Sul piazzale Claudio incontra Dieter
rientrante al dormitorio, lui prende servizio
nel pub per gli ufficiali proprio a quell'ora,
verso le dieci di sera è bevuto, come tutti.
Tell me Italia, tell me Italia...
Claudio triestino ha un perfetto inglese
ma Saba e Svevo non fanno argomento.


Mi sottraggo al tot, al quot, al plus,
all'up, al best and score,
la performance, l'accumulo, il consumo,
al tutto compreso di qualità e di eccellenza,
ovvero al meglio for ever,  nient'altro...
Claudio dice di tenere ai suoi libri, ha fatto il liceo,
non gli pesa il lavoro servile, teme la guerra e la rivoluzione,
si riserva la fuga come rivolta possibile.
Piange con sentimento con gli ufficiali
del pub, smaltisce la sbronza da solo nella branda.


A volte la memoria non seleziona, forse sempre.
Te ne accorgi quando richiama lo sgradito, il turpe.
Così l'inconscio quando accende i sogni.
Ti chiedi dove ha trovato quella materia.
Pensi che sia sentina, vive invece con te
nella rete invisibile del presente.
Della giovane greca non si sa più nulla
qualcuno dice di averla vista entrare di nascosto
nel campo, altri sanno di più,
il sardo la picchia sul ventre per farla abortire.


Dal piazzale delle passioni verso Ovest
si vedono nella pianura lunghe teorie di treni
entrare e uscire dalla fabbrica, portano
auto incerate verso le grandi città.
Da qui fino a qui, racconta l'operaio della Ford,
il lavoro alla catena è come in amore
la mia donna dice da qui fino a qui, oltre
non si fa toccare, nemmeno io mi faccio
fare, se i pezzi che lavoro sono di più
vuol dire che la catena è più veloce
e io la fermo del tutto, non sono un servo
e i patti sono patti anche per noi.


Il maschio latino, dice Claudio, misura
il necessario col disponibile, come scambio
naturale tra cacciatore e femmina preda.
La ripetizione per lui è un atto d'amore
ma è solo performance del genio,
raramente la preda piegata al bisogno
conosce attrazione e desiderio.
Se accade si liberano voci
per favole, racconti e incontri d'amore.


Sul piazzale delle passioni Claudio fa la corte
alla giovane donna,
Qualcuno ci metta corone di aneto intorno al collo
e sul petto versi dolce profumo
le canta,
recita Alceo a memoria senza errori,
La  medicina migliore è darsi da fare col vino
ubriachiamoci.
Claudio tradisce la pena, ha rotto col passato
è pronto per il deserto.

Ci vuole coraggio per fare di una riga un verso
accendere parole senza incendiarle
guardare i passanti diritto negli occhi.
Claudio a tarda sera traccia una serpentina
sul sentiero, non sbaglia la meta
ma alberi e cielo ruotano insieme sulla sua testa.
Nella sua branda la brace della sigaretta
s’illumina a tratti nel buio per tutta la notte.


L’inverno lascia tracce come tutte le stagioni,
l’inverno di Colonia anche si scioglie
in una stagione nuova, per molti più a Sud
dove il sole più caldo, i giorni più lunghi
moltiplicano ombre e luci.
Chi crede nel rito, nel gesto sacrificale
versa a larghi gesti in mezzo al campo
una birra conservata la notte sotto il letto.


Orlando, che è lui quello che resta,
incollerito mescola lingue - schon holiday...
dice al suo capo e allude  a Peter
che batte fiacca e lascia a lui di caricare
patate sul furgone - già in vacanza.
La voglia di fuga è sottesa alle ore
un pensiero sottinteso, da non spartire.
Chi abbandona il campo non fa annunci
non lascia tracce dietro di sé,
non consegna nemmeno, come dovrebbe,
il pass al Main Gate col numero di matricola,
la foto sbiadita. Nemmeno per chi chiederà notizie
di Claudio ci sarà risposta,
salvo un gesto della mano nell'aria.




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Il brusio della memoria
Ci muoviamo, ci incontriamo, parliamo,
ci tocchiamo. Con leggerezza, con gravità,
con passione, con allegria.
Un brusio che ora si infittisce ora si sgrana,
viene da lontano o procede qui davanti,
esiste intorno a noi, qualcuno lo intuisce il poeta
lo traduce in parole. Patrimoni di saperi,
vicende narrabili, potenze, soggettività si intrecciano
formano una dimensione invisibile,
una compresenza immateriale. Un disegno a lapis,
che pulsa, nel cuore delle città, nelle praterie,
nelle valli di boschi.

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