sabato 1 febbraio 2014

Sulle forme dell'epica nuova.



Incontro con Anna Santoro, poeta, scrittrice, in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo: La nave delle cicale operose.
Perdonerà l'autrice se qui non parlerò del suo libro, peraltro commentato e presentato recentemente
allo spazio scopricoop di via Arona da Franco Romanò. Commenterò qui invece la risposta che lei ha dato alla domanda di uno dei presenti all'incontro che suonava pressapoco così:
- Ha senso assegnare alla sua attuale scrittura una consapevole tonalità epica?
Alla domanda, proveniente dal pubblico, la scrittrice ha risposto con una chiara presa di distanza.
- Nessuna volontà di epicizzare la mia narrazione, ha concluso, la parola 'epica' è una parola troppo invasiva, pericolosa, fa persino paura e soggezione.

Le cose credo che stiano proprio così. Nell'immaginario comune la poesia e la scrittura epica sono legate ad avventure mirabolanti, conquiste di vette spirituali o materiali tra eroi ed eroine, guerrieri e guerriere, miti e rituali e magari magie, mostri e conquiste di altri mondi.
A dirla tutta sembrerebbe che dell'epica siano in grado di dare una versione moderna solo i fumetti, il cinema, la televisione e i giochi elettronici: che non è poco! C'è un' intera galassia epica conquistata dai media e dal commercio.
La parola è compromessa, come tante. Ma a noi qui interessa in particolare il versante della poesia.
Depurata dalle incrostazioni ideologiche e mercantili è possibile oggi parlare di una poesia epica senza scomodare da una parte Iliade e Odissea, o Ariosto e Tasso, e dall'altra Walt Disney?

C'è spazio, c'è traccia nella modernità di una poesia epico-lirica che senza rinunciare alla nostra amatissima poesia lirica abbia anche un legame stretto con la Storia del nostro recente passato e con le convulsioni del nostro presente, caotiche ma anche ricche di patrimoni?
A mio parere le esperienze di questo tipo abbondano e personalmente le inserisco in un filone che chiamiamo di epica nuova.
Ma è così necessario dare una cornice? No ovviamente, nominare le cose per quello che sono invece aiuta tutti.
E in ogni caso la nominazione dentro un filone di moderna epica e nuova garantisce per sé buona poesia? Proprio per niente.
Può forse servire a misurarne il valore in qualche modo?
E in ogni caso se nominare significa circoscrivere, un'epica nuova dentro quali caratteri e confini va circoscritta?

E' quanto si vorrebbe capire. Ma intanto viene da dire: quando la poesia si fa stando dentro la Storia e le sue contraddizioni e affronta temi che nella poesia lirica non possono o non devono entrare ha senso tentare di dare una definizione al tipo di poesia di fronte alla quale ci troviamo?
E se 'epica' è troppo, ce un'altra definizione?

Ma forse il problema è un altro ancora: forse viviamo in un momento di transizione da un'epica tradizionale che non ci appartiene più a un'altra forma di essa.

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