uovo con stecco
Una persona illuminata mi ha invitato a sbrogliare una mia postura intellettuale. Quella che non crede alla capacità del dialogo di...dialogare veramente. Penso da sempre che comunemente ciò che viene chiamato dialogo, nella sua accezione di salvaguardia democratica, sia costituito da due momenti. Nel primo c'è l'ascolto dell'altro, indispensabile. Nel secondo c'è la dichiarazione di quanto pensa l'altro. Segue poi una articolazione più o meno ricca delle due posizioni. Alla fine nella maggior parte dei casi ciascuno conserva la propria posizione che anzi probabilmente si è rafforzata. Di qui il mio scetticismo sulle presunte capacità del dialogo di favorire reali mescolamenti di pensiero, arricchimento del proprio bagaglio culturale.
La persona illuminata mi prende di sorpresa, dice che tutti i dialoganti sanno benissimo che ciascuno al termine del dialogo conserva la propria posizione. Bene dico io, dunque è inutile sbandierarlo come necessario, democratico, illuminato...
Invece lo è, mi sento dire, perché è la via per evitare che i due facciano da subito a cazzotti tra loro.
Ma due persone predisposte a dialogare sono per se stesse persone non disposte ai cazzotti, dico io. Insomma se si dialogasse di più si eviterebbero le guerre? No. Però, conclude l'illuminata persona, le si può allontanare, rallentare, disturbare, il che fa comunque risparmiare vittime.
Questo spiega perché Pericle, per onorare i caduti in guerra contro Sparta, esalta, come riferisce Tucidide, le capacità di dialogo degli Ateniesi che hanno fatto di Atene un faro di civiltà di democrazia, di cultura, di arte.
Poi viene da pensare al comportamento di Atene nei confronti di Melo, isoletta di pochi pescatori che avevano il torto di essersi dichiarati neutrali nella guerra con Sparta. Gli ambasciatori ateniesi, secondo Tucidide, arrivano all'incontro, al dialogo, dicendo in pratica che essendo loro superiori, i Melii era meglio che si arrendessero subito, avrebbero evitato vittime e distruzioni. I Melii rispondono che la giustizia degli dei li proteggerà. Gli ateniesi rispondono che è proprio dagli dei che hanno imparato che in uno scontro in cui uno è inferiore, quest'ultimo deve accettare di sottomettersi, di giustizia si può parlare solo quando i contendenti sono alla pari, in questo caso l'asimmetria dei poteri garantisce ad Atene che è la più forte la protezione degli dei. Fine del dialogo. Entrambe le parti sapevano sin dall'inizio come sarebbero andate le cose. La parola alle armi. Atene, per la rabbia della resistenza accanita dei Melii massacrò tutti i maschi adulti, ridusse in schiavitù donne e bambini, devastò la città, i villaggi e i campi.
Sorvoliamo sul fatto notissimo che la democrazia elaborata da Atene si fondava sull'esclusione di donne, schiavi e meteci.
Sembra di poter concludere che il dialogo è buona cosa nel senso che magari è capace di evitare scazzotatture, ma le guerre...