sabato 20 aprile 2013

Letture pubbliche di poesia a Milano

Accadono cose singolari a Milano nelle letture pubbliche di poesia. Poeti e poete partecipano sempre con piacere. Che qualcuno si sottragga, una volta invitato, è raro. Perché dovrebbero. Non è solo questione di narcisismo, essere nominati è una dichiarazione di esistenza, di identità, leggere la propria opera davanti a un pubblico che non è mai inesperto né lì per caso (il giro di amicizie naturalmente si ricompone o si allarga nell'occasione) ti mette in relazione col mondo. Singolare ma non troppo è senz'altro il fatto che a questi incontri ci si incontrano quasi sempre le stesse persone. Come se un'anima nomade inseguisse la propria ispirazione poetica negli angoli della città. Tuttavia non mancano quelle due tre persone nuove che danno ancora una volta un senso in più. Ma singolare è lo sforzo degli animatori e organizzatori degli incontri per invitare poeti e poete milanesi a quei momenti (raramente di sera tardi, più spesso verso le 18 del pomeriggio). Voglio dire che il loro sforzo si concentra nel dare all'evento un titolo, una trama, un logos, un tema che di volta in volta può riguardare aspetti esistenziali, sentimenti, riflessioni, sul senso della poesia e della vita. Qui uno si immagina che se viene scelto un tema che voglia mettere ad esempio l'accento sulla poesia epica vengano invitati determinati autori e autrici, e così autori e autrici diversi se il tema è diverso. Invece accade di ritrovare poi gli stessi poeti e poete, sottotitolati da richiami tematici più o meno suggestivi sempre diversi. Leggiamola così, e cioè che la buona poesia si fa mai chiudere dentro un'unica ragione o definizione. Ma forse si può anche dire che gli animatori, tutte persone di buona volontà e che di poesia se ne intendono, dovrebbero lasciarsi tentare da maggiore coraggio, lasciarsi andare a un po' di fantasia in più. Come dice Leopardi, il poeta non è forse il padrone della fantasia?
Viene insomma da chiedersi: qual è la posta in gioco?
Un evento che garantisce visibilità o un momento di riflessione e consapevolezza critica? Nulla di male se c'è la prima, ma se la seconda manca non va bene. E se non manca si fanno più numerosi incontri con poeti diversi.

Mi sottraggo al tot, al quot, al plus


Mi sottraggo al tot, al quot, al plus,
all'up, al best and score,
a performance, accumulo, consumo,
al tutto compreso di qualità e di eccellenza,
ovvero al meglio for ever,  nient'altro...
Claudio dice di tenere ai suoi libri, ha fatto il liceo,
non gli pesa il lavoro servile, teme la guerra e la rivoluzione,
si riserva la fuga come rivolta possibile.
Piange con sentimento con gli ufficiali
del pub, smaltisce la sbronza da solo nella branda.

mercoledì 10 aprile 2013

Margareth Thatcher?


Margareth Thatcher?
L'ha guidata l'odio di classe, l'ha guidata l'odio per tutto ciò che odorava di rispetto, socialista o comunista che fosse, per le genti sottomesse piegate dallo sfruttamento dell'organizzazione capitalistica del lavoro. A tren'anni un giovane che non si è ancora comprato una casa è un fallito, diceva. Il cinismo criminale che l'ha guidata era frutto delle frustrazioni di classe dalle quali proveniva e non c'è niente di peggio che il revanscismo pieno di livore di chi ha potere. Come ha fatto ad avere tanto potere? Il fiuto politico non le è certo mancato, ha saputo cogliere l'occasione, degna in questo di una nipotina di Machiavelli, ha fiutato prima degli altri che quella organizzazione del profitto per i ricchi andava cambiata e che lo si poteva fare perché i rapporti di forza stavano cambiando. Il movimento operaio occidentale e L'URSS stavano cominciando a segnare il passo a mano a mano che la capacità espansiva del fordismo e dei grassi profitti legati ad esso, pur con le concessioni del Wellfare, venivano meno. Ha rischiato molto a essere la prima ma è stata valanga, il partner Reagan e il bravo Bush le hanno poi aperto le autostrade. Il tutto in nome del neoliberismo, nel quale ovviamente le teste pensanti non si sono certo riconosciute, si trattava in realtà del capitalismo più selvaggio del secolo, quello più predatorio e riservato alle élites finanziarie. Per forza che passerà alla storia. Anche perché era una donna, e questo la dice lunga sulla sussunzione in proprio di certe donne dei canoni fondamentali del patriarcato, dai quali secondo alcun* saremmo liberi, confondendolo con l'emancipazionismo spicciolo. Una brutta donna. Non una donna brutta, ché questo c'interessa davvero niente.